di Giuseppe Spatola

L'evento Athesis «Agenda Brescia»: la sostenibilità apre la strada del futuro

IL PROGETTO 20 mag 2022

Sostenibilità, svolta green, capacità di affrontare il futuro con un approccio nuovo e più vicino alle reali necessità dei territori. È questa l’agenda sostenibile di Bresciaoggi e del Gruppo Athesis sfogliata in un luogo simbolo della «sostenibilità-culturale» di Brescia. Sì, perchè a dare palco all’evento Athesis è stato il Der Mast, esempio di archeologia industriale delicato e rispettoso in cui una fabbrica di ceramica degli anni Trenta è stata trasformata in uno spazio di aggregazione. Tutto cambia, si evolve e migliora. Un approccio affine all’Agenda Brescia 2030, il progetto per il futuro sostenibile di Brescia lanciato dal nostro gruppo editoriale. Con questo spirito sono state aperte ieri le «vie del riciclo, le virtù del riuso» insieme ai principali protagonisti del territorio bresciano. Con loro si è inteso leggere e disegnare il futuro di una città che è ancora in cerca di una nuova anima.

Al centro del dibattito il «green» e appunto la sostenibilità declinate sul palco tra comportamenti individuali e obiettivi globali, interventi nell’immediato e strategie a lungo termine. «Ma tutti con il medesimo obiettivo: provare a lasciare questo pianeta, la nostra “casa“, migliore rispetto a come l’abbiamo trovato - ha sottolineato Matteo Montan, amministratore delegato del Gruppo Athesis -. Il progetto nasce per provare a dettare l’agenda dei nostri territori. Abbiamo coinvolto un centinaio di stakeholder che hanno titolo per fare la differenza. E’ stato un processo collaborativo filtrato dalle nostre redazioni e poi votato per ordine di importanza da oltre 4 mila lettori. Adesso si tratta di implementare l’agenda, vigilando sugli impegni presi dal sistema Brescia». Non solo. Inevitabile l’accenno al conflitto ucraino che ha ridisegnato gli scenari presenti e futuri della sostenibilità.

«Ognuno può fare la differenza - ha rilanciato Montan -. Lo scombussolamento degli assetti energetici planetari avrà effetti sull’accelerazione impressa sulla transizione ecologica e la sostenibilità. Ora la carbonificazione torna ad essere una soluzione a un problema contingente come quello del gas. Credo che queste grandi crisi dalla pandemia alla guerra hanno aumentato anche la sensibilità sia come individui che come professionisti nel proprio ruolo. La consapevolezza politico-sociale su questi temi ormai è talmente diffusa che difficilmente si trova qualcuno che non ha coscienza di cosa sia la sostenibilità. Credo che oramai sia un processo inarrestabile». Il direttore di Bresciaoggi, Massimo Mamoli, chiudendo il pomeriggio di dibattito ha insistito sul metodo che ci porterà ad una vera svolta sostenibile.

«Il solco dell’iniziativa deve articolarsi nel difficile equilibrio tra quella che è l’ambizione e un sano realismo, fuori dalle secche delle coloriture utopiche - ha subito messo avanti le mani Mamoli -. Con oggi abbiamo colto una verticale contaminazione, uno dei termini a cui il linguaggio post pandemico ha cambiato i connotati. Credo che possiamo riassumere tutto in cinque tappe. La prima è una domanda: quello a cui noi stiamo assistendo è una evoluzione di fenomeni in atto o ci troviamo davanti a una radicale discontinuità? Il secondo elemento è la flessibilità. Viviamo in un momento in cui l’unico dato certo è l’incertezza: un tempo sospeso tra una guerra pandemica e i giorni di guerra i cui effetti sono di crisi energetica e alimentare. Se l’incertezza è il codice, evidentemente lascia il fiato corto restringendo il perimetro della visione a maggior ragione in cui, in questo tempo (terzo punto) la velocità dei fenomeni è imparagonabile al passato».

Di più. «Il quarto elemento dell’analisi è il paradosso: ci sono cose che esistono ma che potrebbero non esistere - ha chiuso Mamoli indicando una soluzione -. Come dire che al tempo della sostenibilità non esiste più un bianco e un nero ma 50 sfumature di grigio. Parliamo di transizione ecologica ma vorremmo tornare al nucleare. La via d’uscita è affrontare le questioni a 360 gradi. Siamo davanti ad una svolta epocale che ci costringe a riscrivere anche la grammatica sociale di ciò che noi per primi chiamiamo sostenibilità. Credo che così abbiamo tracciato un altro confine della nostra agenda». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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