di LUCA REGONASCHI

«Noi, gli InSuperAbili»: il cammino dell’inclusione

La staffetta 03 nov 2022
Il progetto «InSuperAbile» è stato un grande viaggio all’insegna dell’inclusione Il progetto «InSuperAbile» è stato un grande viaggio all’insegna dell’inclusione

«Cominciate con il fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Questa frase di San Francesco d’Assisi è stampata sui diplomi che sono stati consegnati a tutti i partecipanti alla staffetta dell’inclusione InSuperAbile e racchiude lo spirito con il quale il progetto è stato organizzato e vissuto. Una staffetta lunga 700 chilometri che è partita lo scorso 14 agosto da Proceno (in provincia di Viterbo) e ha visto tre cambi di testimone prima di raggiungere il 7 settembre la meta finale, il magnifico Santuario della Verna (Arezzo).

InSuperAbile è stato pensato per portare un messaggio di integrazione e inclusione: questi sono i principi che il cammino ha cercato di testimoniare senza richiedere ruoli e prestazioni, ma solo tanta voglia di vivere insieme questa esperienza. Il progetto è stato organizzato dalle associazioni bresciane LAMU (Libera accademia del movimento utile) e Rosa running team in collaborazione con «Se vuoi puoi» e «Pedalabile». La staffetta dell’inclusione ha attraversato Lazio, Umbria e Toscana ripercorrendo alcune tappe della Via Francigena a bordo di biciclette e tandem speciali fino a raggiungere Roma. Dalla capitale in poi sono invece state ricalcate, a piedi, le orme di San Francesco lungo tutto il cammino dedicato al patrono d’Italia. A questa esperienza hanno preso parte i membri di associazioni provenienti da varie regioni con diverse patologie e disabilità. Ciascuno dei quattro tratti dell’itinerario è stato percorso da un gruppo diverso, che ha portato il testimone (una freccia che simboleggia il passaggio, la capacità di andare avanti oltre le difficoltà e le discriminazioni). L’arrivo a La Verna, sotto la croce che si staglia verso il cielo sul sagrato del santuario, ha simbolicamente abbracciato tutti i partecipanti e non solo coloro che, compiendo l’ultima frazione, sono giunti alla meta. Le bresciane Maria Luisa Garatti, presidente di Se vuoi puoi, e l’organizzatrice Mariella Faustinoni hanno invece completato tutti i 700 chilometri.

La Via Francigena del Lazio, da Proceno a Piazza san Pietro, ha visto protagonisti i giovani di Pedalabile e Le Aole, due associazioni bresciane impegnate nel promuovere progetti per il raggiungimento delle autonomie, dell’integrazione e dell’inclusione sociale e culturale di persone con disabilità. Protagonisti della seconda frazione, da Roma ad Assisi, i giovani cagliaritani di Diversamente Odv e Progetto Filippide e Sud Sardegna, due associazioni dedicate al sostegno di persone con autismo. Il terzo segmento della staffetta è andato da Assisi a Città di Castello, un tratto immerso in una natura lussureggiante dove gli oliveti hanno man mano lasciato spazio ai boschi, passando per cittadine di straordinaria bellezza e visitando eremi dalla storia antichissima.

Maria Luisa Garatti, malata di sclerosi multipla da quattordici anni, ha voluto dedicare questa frazione alle persone che soffrono della sua stessa patologia, ai neo-diagnosticati e a coloro che sono colpiti in maniera grave, nonché a far conoscere i sintomi invisibili che la sclerosi multipla presenta e che spesso non vengono presi nella giusta considerazione proprio perché poco percepibili dall’esterno. La quarta e ultima sezione della staffetta InSuperAbile ha percorso le tappe più impegnative fra sentieri impervi, fitti boschi, pascoli di montagna ed eremi di straordinaria bellezza: in cammino c’erano i giovani bergamaschi delle cooperative Lavorare Insieme e San Martino, due realtà impegnate nella fornitura di servizi e iniziative che valorizzano la qualità della vita di persone con disabilità. I protagonisti sono quindi stati quei giovani con patologie cognitive di vario genere, accompagnati da alcuni operatori e genitori che si sono messi alla prova, spesso superando se stessi. Insieme a loro Maria Cristina Luisiani, una giovane donna che, affetta dalla sindrome di Uscher, ha perso vista e udito: accompagnata da Marina Parisio, affetta da sclerosi multipla, hanno camminato legate da una cordicella, una al fianco dell’altra. E alla fine per tutti è arrivato il traguardo più bello.

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