Oltre i limiti: con l’handbike da Brescia a Capo Nord

03 nov 2022
Maurizio Antonini felice con la sua handbike al traguardo di Capo Nord Maurizio Antonini felice con la sua handbike al traguardo di Capo Nord


Dalla Loggia a Capo Nord con la sola forza delle proprie braccia: Maurizio Antonini e la propria handbike la scorsa estate,. partenza il 23 giugno e arrivo 37 giorni dopo, sono riusciti a concludere un viaggio estremo, una sfida oltre i propri limiti lunga 4000 chilometri. L’atleta di Active Sport è riuscito a coronare il proprio sogno e completare con la forza di volontà il percorso dalla Loggia al tetto del mondo. Nulla è stato scontato, mai il vento in poppa, casomai i fendenti gelidi che spiravano in Scandinavia a scavargli il volto; ma alla fine il 53enne ha completato un obiettivo che aveva nel cassetto da parecchio tempo, un’avventura ricca di sorprese a ogni giro di catena e che alla fine gli ha regalato una grandissima soddisfazione. Durante il suo viaggio è stato colpito dall’approccio con una cultura nordica in cui spicca la naturale predisposizione a rispettare gli utenti deboli della strada: e non appena varcato l’arco alpino, numerosi giovani interessati e pure ammirati dal progetto «Mission (Im)Possible» si fermavano ad approfondire insieme a Maurizio ogni aspetto della sua sfida. Non sono nemmeno mancate le avversità climatiche da un estremo e all’altro per l’handbiker che ha attraversato le giornate roventi nel nostro Paese e quelle ventose, ispide del nord dall’asprezza norrena. Le difficoltà maggiori soltanto nella prima settimana, necessaria per ricalibrare le proprie abitudini alla sfida sovrumana poi, il percorso procede rapido, inesorabile e senza il minimo ostacolo. E anche a distanza di mesi le emozioni sono le medesime dell’arrivo: «Mi è rimasta ancora molta adrenalina in corpo ed è quella che mi offre nuovi spunti per cercare altre avventure. Giusto la settimana scorsa, un amico mi ha lanciato l’idea di conquistare i Pirenei - commenta Maurizio Antonini -. Però quella gioia e quelle emozioni provate a Capo Nord rimarranno in me per tanto tempo: ogni volta ritorneranno in mente le difficoltà e la soddisfazione. Adesso ho ancora più stimoli per mettermi in viaggio».

Un’avventura disseminata di aneddoti simpatici come un simpatico inseguimento in auto da parte di una famigliola tedesca che, osservando passare l’handbike di Maurizio dalla finestra della propria abitazione, lo ha inseguito fino alla prima piazzola per chiedergli un selfie e ascoltare la sua storia. Ma a rendere possibile questo «folle volo» c’è stato l’appoggio determinante di Liliana Bran che ha seguito Antonini nel suo viaggio dal camper. Non sono nemmeno mancati i momenti di tensione e di preoccupazione come alle porte di Monaco di Baviera quando Antonini sotto un diluvio universale e con gli occhiali sporchi di fango di gran carriera ha superato il traguardo giornaliero. Accortosi dell’errore, ha contattato la preoccupatissima Liliana che è corsa all’impazzata con il mezzo voluminoso fino a raggiungere Maurizio. Per poi sostare nell’area camperizzata di fronte a una cattedrale calcistica come l’Allianz Arena. La funzione del camper era semplicemente quella di offrire ristoro al termine della giornata e consentire all’atleta di Active Sport di avere un riferimento sicuro in caso di necessità.

Ma non è stato soltanto incontri e piccole disavventure: il viaggio ha indagato nel profondo il rapporto uomo-natura attraverso il filtro della fatica e a tratti della sofferenza. Asperità da valicare con la sola forza delle proprie braccia, passare da un sole che brucia la pelle ad un freddo da battere i denti nel volgere di qualche giorno ma a fronte di questo, la bellezza della natura. Scenari brulicanti, una vitalità degli elementi naturali che esplodevano inaspettatamente. Lo spirito battagliero ha consentito al guerriero in handbike di raggiungere il tetto del mondo norvegese ben prima della giornata stabilita. Proprio questo impegno-extra ha ripagato Antonini che è arrivato nell’unica giornata dell’anno in cui il sole non tramonta mai. Dopo l’approdo dell’ultima tappa e dopo essersi tolto la tuta impregnata di gelido sudore, è diventato il menestrello delle proprie gesta davanti ad uno stuolo di giovani. La cultura dello sport paralimpico è diventata per lui motivo d’orgoglio e a cinque anni esatti dal 31 luglio 2017 ha concluso il proprio calvario personale. E in quel sole di Capo Nord che tremolante sembrava voler tramontare ma ha resistito alto in cielo, vi era la più bella metafora dello spirito pugnace di Antonini. Un uomo che lotta con tutto se stesso per affermare un concetto: i limiti si possono superare. La prossima metà non è ancora stabilità ma una cosa è certa, l’handbike di Maurizio sfreccerà ancora sulle strade del mondo per scoprire un’umanità inedita, generosa nascosta in simbiosi con la sincerità aspra e magnifica della natura

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