Tpl in difficoltà: dopo il Covid è ancora malato e non guarisce

31 ott 2022
Il sistema dei trasporti in provincia non riesce a riprendersi dopo la fase della pandemia e i rincari dei costi hanno messo un altro freno Il sistema dei trasporti in provincia non riesce a riprendersi dopo la fase della pandemia e i rincari dei costi hanno messo un altro freno

Passeggeri e ricavi più che dimezzati e percorrenze ridotte all’osso. Un biennio di pandemia ha messo in ginocchio il trasporto pubblico bresciano, ed è dura tornare ai livelli del 2019. Intanto l’Agenzia del Tpl fa i conti con inflazione, adeguamenti tariffari e contrattuali, e con gli aumenti esponenziali dei costi operativi causati dal rincaro carburanti.

Se il report 2020/21 fotografa una situazione in parte nota, quest’anno e i prossimi si presentano pieni di incognite. Il 26 settembre l’Agenzia ha formalizzato il non aumento delle tariffe già deciso dai soci (Loggia e Provincia), riconoscendo così ai gestori gli adeguamenti, per il 1019-21 ad Arriva e per il 2021 a Brescia Trasporti. Avranno l’effetto di far lievitare i costi chilometrici in termini strutturali, e la prima conseguenza sarà che le risorse a disposizione dell’Agenzia finiranno prima. Il presidente Gentilini conta di tamponare con l’avanzo di bilancio (980 mila euro), fino a fine anno. Poi si vedrà. Per questo 2022 si prevede che il trasporto urbano e interurbano nel suo complesso produrrà 26,9 milioni di chilometri con un costo contrattuale pre-adeguamenti di 52,5 milioni di euro; ad aggiungere concessioni e oneri accessori si spenderanno in totale 66,43 milioni e nelle disponibilità ce ne sono 67,41. Insomma avanza poco meno di un milione che si potrà utilizzare per coprire i maggiori costi bus/chilometro determinati dagli adeguamenti. I conti sul 2022 sono fatti su un costo di 1,95 euro a chilometro: per il futuro salirà e con il budget immutato si faranno meno chilometri. E meno ancora con gli adeguamenti tariffari 2022 stimati dall’Agenzia in 1,3-1,5 milioni, con l’inflazione 2023 che costerà altri 2 milioni, e con l’inevitabile aumento del contributo (fermo da oltre 10 anni) ai concessionari della Valcamonica, con i 728 mila euro necessari per l’adeguamento Istat del trasporto urbano e gli 1,2 milioni per quello extraurbano se l’inflazione andrà oltre il 5%. Morale: ci vorranno parecchi più soldi che al momento sono si sa dove prendere. E rendono più difficile lasciarsi alle spalle un biennio nero.

Per capire l’entità di quanto è accaduto nei due anni di pandemia basti pensare che nel 2019 il Tpl bresciano ha prodotto 27,5 milioni di bus/chilometro, e ha trasportato 51,6 milioni di passeggeri con ricavi da biglietti e abbonamenti di 38,7 milioni di euro. Nel 2020 i chilometri percorsi sono crollati a 23,3 e risaliti a 26,9 l’anno dopo. A fronte di ciò, nel 2020 si sono persi 28,3 milioni di passeggeri (55 per cento rispetto al 2019) con mancati ricavi per 20,8 milioni (53.83 per cento). E nel 2021 è andata anche peggio, con 28,6 milioni di passeggeri in meno (55.6) e ricavi decurtati di 20,7 milioni (53.75). In più, nei due anni si sono spesi quasi due milioni in più per 610 mila chilometri di corse aggiuntive studentesche necessarie per gli ingressi scaglionati. Questa è la situazione d cui uscire.

Quest’anno il servizio sarà ancora inferiore al 2019, con circa 620 mila chilometri in meno, e negli anni futuri non si sa. L’allarme di Gentilini è che l’Agenzia «non potrà sostenere gli aumenti dei costi nell’immediato futuro senza un deciso e consistente aumento delle risorse di parte corrente per l’acquisizione dei servizi. Non è infatti immaginabile una ulteriore contrazione dei servizi minimi di Tpl oltre i limiti già oggi riscontrabili a meno di lasciare, soprattutto nei servizi extraurbani, larghe aree della provincia completamente scoperte». Di certo, l’incremento del Fondo nazionale trasporti già deliberato dal Governo, la cui stima più accurata assegnerebbe a Brescia circa un milione in più all’anno, per il presidente dell’Agenzia «è assolutamente insufficiente a fronteggiare lo squilibrio che adesso si sta generando nel sistema, tenuto anche conto della lentissima risalita degli introiti da traffico che si sta riscontrando per effetto degli strascichi della pandemia». Se da Roma non arriverà niente di più, dovrà pensarci la Regione. E se anche da Milano arriverà il silenzio (non c’è stata ancora risposta alla lettera inviata dal presidente della Provincia Samuele Alghisi in agosto), toccherà a Loggia e Broletto mettere mano al portafoglio. 

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