di GIANCARLO CHIARI

Una sfida in sella per combattere la malattia

03 nov 2022
Il gruppo dei «Parkinsonauti» sta tagliando uno dopo l’altro grandi traguardi dimostrando che nulla è realmente impossibile Il gruppo dei «Parkinsonauti» sta tagliando uno dopo l’altro grandi traguardi dimostrando che nulla è realmente impossibile

È rientrato a Palazzolo sull’Oglio, al termine delle sei tappe che lo hanno visto pedalare con altri diciassette ciclisti affetti da Parkinson dal Passo del Gran San Bernardo fino a Pavia: è Stefano Ghidotti, 60enne, fondatore dell’Associazione Parkinson&Sport.

Il gruppo dei Parkinsonauti - cosi amano identificarsi - ha partecipato alla terza edizione di Bike riding for Parkinson’s Italy 2022, ideata dall’Associazione. Figlio di Francesco, storico ex sindaco di Palazzolo, Stefano Ghidotti sta combattendo il Parkinson con il triathlon - la disciplina sportiva che contempla nuoto, bici, corsa, - «trasformando la sfortuna in sfida. Il Parkinson - spiega - non riguarda solo le difficoltà legate a movimento e controllo del corpo, ma anche al recupero del rapporto con la vita e la socialità. Lo sport ci aiuta a conoscere noi stessi, le manifestazioni che organizziamo negli anni favoriscono la ricerca e aiutano chi combatte la malattia a condividere le loro esperienze ed emozioni». I Parkinsonauti, dal 2020, nelle tre edizioni, hanno percorso in bicicletta l’Italia da Nord a Sud il primo anno (Pavia - Roma), da Est a Ovest il secondo (Torino - Venezia) e dai monti alla pianura quest’anno. Ghidotti che ha trasformato la sua automobile in manifesto, racconta che «nell’aprile 2020, durante l’isolamento imposto a causa della pandemia da Covid, sulla pagina Facebook dell'Associazione, ho dato il via a interviste a colazione con ‘Prendo la levo e arrivo’. La levo è la levodopa il nostro farmaco salvavita. Durante una conversazione ho parlato con Simone Masotti, paziente che grazie alla bicicletta e a un viaggio con amici, aveva ritrovato il piacere di spostarsi nonostante la malattia. Dalla conversazione è nata un'amicizia, insieme abbiamo cominciato a sognare un viaggio in bici diventato poi realtà». Da quell’incontro è nato il progetto di attraversare l'Italia, per incontrare le associazioni che si occupano di Parkinson. «Dopo averle individuate, abbiamo studiato percorsi precisi per incontrare, a ogni tappa, pazienti e familiari, confrontando le loro e le nostre e storie, promuovendo l’importanza dello sport e del movimento per affrontare e rallentare i sintomi della malattia - spiega ancora Ghidotti -. Anche se, per una serie di intoppi, Simone ha rinunciato, grazie alla collaborazione di tanti amici il progetto non si è fermato: la Bike riding, in tre anni, ci ha permesso di percorrere tutta l’Italia. L’ultimo tour, 300 chilometri in sei tappe, dal Gran San Bernardo a Pavia è partito domenica 18 settembre». Nella prima prima tappa, dai 2.500 metri del Passo del gran San Bernardo ad Aosta, i ciclisti hanno dovuto fare i conti con un freddo inaspettato. «All’arrivo siamo stati ricevuti in Comune da una rappresentanza dell’Amministrazione, prima di pranzare con gli amici dell’Associazione Parkinson Aosta, confrontandoci su idee e progetti futuri», ricorda Ghidotti. Con lo slogan «Combattiamo il Parkinson attraverso lo Sport» nel 2020, l’associazione, con 10 Parkinsonauti, ha percorso la via Francigena, 790 km da Pavia a Roma, in 9 giorni e 17 tappe. Nel 2021, diventati 22 i Parkinsonauti, hanno percorso i 655 km della Ciclovia VenTo, da Torino a Venezia in 15 tappe. Il problema Parkinson - sottolinea Ghidotti - è confrontarsi tra noi perché i più giovani incontrano problematiche molto diverse dai
più anziani: abbiamo iniziato un progetto “Move on” con la fondazione Mondino di Pavia, per valutare l’importanza dello sport e del movimento per migliorare la sintomatologia. Le ricerche sono molte, la scienza ha raggiunto risultati, quanto stiamo facendo è raccontare con viaggi, corse, incontri e social le nostre personali esperienze e realtà, per arrivare soluzione terapeutiche per tutti». La speranza è che accanto alla terapia farmacologica vengano indicati programmi di lavoro specifici e dedicati che non isolino le persone. L’isolamento aggrava la malattia: le diverse esperienze permettono di fare rete con chi partecipa alle corse e si incontra, andando oltre le barriere «costruite» dalla malattia.

Concludendo il suo racconto Ghidotti ricorda Marisa Sivo, una socia scomparsa. «L'ho conosciuta attraversando con lei lo stretto di Messina, a Swim for Parkinson. Era una donna piena di risorse, che sapeva stupirti ballando, cantando e sfidando a viso aperto la malattia - dice Ghidotti -. Nel settembre 2019, abbiamo condiviso la 12 ore Cycling Marathon. Si era lanciata in bicicletta, nella notte dell'autodromo di Monza, scrivendo poi “Era la mia prima volta' con la bici da corsa, un'esperienza meravigliosa. Buio, freddo, paura, ma le gambe giravano senza fatica e avrei potuto continuare a pedalare, sola con me stessa e i miei pensieri: ti senti piccola, di fronte all'immensità del cielo sopra di te”. Era pronta per il primo triathlon, ma in una notte di ottobre se n’è andata in silenzio, lasciando tutti nel dolore. L'abbiamo salutata a Rubano, in provincia Padova, in una chiesa stracolma».

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