Brescia green, percorsi per il 2030

16 giu 2021
Brescia green, percorsi per il 2030

Per alcuni la sostenibilità è un'utopia, per altri un'occasione mancata, per altri ancora un obiettivo futuro. Poi c'è A2A, la più importante multiutility italiana, un'azienda per cui la sostenibilità è una sfida quotidiana da anni, un impegno concreto per l'avvenire e un preciso modello economico. «La sostenibilità è uno degli elementi chiave del nostro piano industriale - ha confermato Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale del gruppo, intervenuto all'evento di lancio del progetto di Athesis -. Anche se il 2020 è stato un anno particolare, i risultati sono stati buoni e il settore si è mostrato resiliente. Abbiamo raggiunto un livello mai toccato prima nonostante il primo lockdown abbia generato un blocco dei cantieri e numerose situazioni critiche». Per A2A è stato soprattutto un anno di grandi investimenti: 738 i milioni complessivi, l'80% dei quali dedicati a progetti in linea con l'Agenda 2030 dell'Onu, per un incremento d'investimento del 18% rispetto al 2019. Il tutto declinato in due linee cardine: transizione energetica ed economia circolare. «Nel 2021 gli investimenti supereranno il miliardo di euro - ha annunciato Mazzoncini -. Tutte risorse da ricondurre ai nostri due pilastri. La transizione energetica riguarda generazione e mobilità elettrica, base clienti, reti e illuminazione pubblica. Gli investimenti nell'economia circolare sono invece concentrati sull'acqua, la gestione dei rifiuti e il teleriscaldamento. Negli ultimi 10 anni A2A ha investito oltre 10 miliardi di euro sulla transizione e 6 sull'economia circolare». La sfida più impellente? Accelerare sulle rinnovabili. «Dobbiamo raggiungere il target del 55% di energia prodotta attraverso le rinnovabili entro il 2030. Interessante notare come la percentuale fosse fissata al 40% sino a pochi anni fa e sia stata incrementata quando a Bruxelles hanno constatato che i piani di sviluppo dei singoli Paesi erano più ambiziosi e sfidanti di quelli comunitari. Per A2A questo significa una migrazione dalla generazione termoelettrica: siamo la prima azienda italiana per produzione elettrica da centrali a ciclo combinato a gas, secondi per l'idroelettrico e terzi per il solare mentre per l'eolico ci stiamo sviluppando. Per il futuro abbiamo l'obiettivo di investire 4 miliardi di euro per lo sviluppo di nuove rinnovabili triplicando la quantità di energia prodotta, in sostanza su solare ed eolico. Questo sarà quel che faremo, in tutta Italia e anche in Europa, tenendo conto che l'energia è il settore più difficile da considerare su scala locale». Molto è stato già fatto. Ad esempio il sistema «supercircolare» di recupero di calore nei processi industriali, che riguarda Alfa Acciai e Ori Martin e sarà presto applicato anche al termovalorizzatore. «Il nostro obiettivo è recuperare il 73% dell'acqua calda per il teleriscaldamento da cascami termici o da fonti rinnovabili. All'Alfa Acciai, ad esempio, si attiva uno scambiatore che recupera il calore dai fumi di emissione e lo usa per scaldare l'acqua a Co2 zero, senza combustibili. Con Ori Martin e termovalorizzatore si fa lo stesso lavoro. Si tratta di alimentare tremila famiglie grazie ad Alfa Acciai, duemila con Ori Martin e dodicimila grazie al termovalorizzatore. In prospettiva a Brescia è più efficiente utilizzare la rete di teleriscaldamento in un'ottica circolare rispetto allo sviluppo delle rinnovabili. Abbiamo il progetto di sviluppo di un parco solare nella zona di via Milano, ma se andiamo a vedere la produzione di energia raggiungiamo un megawatt ogni 10mila metri quadri. Una centrale termoelettrica come quella di Cassano d'Adda produce da sola 850 Megawatt: per avere quella potenza servirebbero 850 ettari di parco solare. Sono situazioni non sostenibili. Ecco perché in città è più utile sfruttare al massimo il teleriscaldamento». Più distanti, ma allo studio, le prospettive di completare la circolarità con il biometano. «Si può pensare in 10 anni di crescere di 1 milione di tonnellate di rifiuti ritrasformati in materia, che siano umido urbano, plastica, vetro e carta. Un ragionamento che si colloca nell'ottica di avere entro il 2035 il 65% rifiuti riciclati, il 25% convertiti in energia e non più del 10% in discarica».

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